Back Home

E’ tornato. Ieri, è tornato, non ci potevo credere. E’… strano.

Non lo avrei mai pensato; non so neanche a cosa pensare, a dirla tutta… è così strano da essere quasi imbarazzante. Sono stupita, anche se forse un po’ lo capisco, perché a volte succede anche a me. Non mi dà fastidio, solo qualche preoccupazione. Farò tutto il possibile per aiutarlo, in fondo penso sia la cosa che mi riesce meglio in casi come questo.

Sono confusa anch’io. Non mi pongo speranze, non mi pongo obiettivi, voglio che sappia che gli sono vicina anche da qui, io continuerò ad aspettarlo in silenzio e con il sorriso pronto per quando tornerà davvero.

La Volta Buona

Ed è rabbia, rabbia che ti monta dentro per la cocente delusione, per tutte le speranze bruciate, per i mille film, perché quella finalmente sarebbe stata “la volta buona”. I silenzi non parlano, i silenzi urlano le differenze, strappano di dosso le convinzioni e i desideri, mostrano crudelmente la realtà.

Odio questa situazione, non è normale ma la figura della stupida assillante sentimentale e ingenua la faccio io. E pensare che una settimana fa mi chiamavi amore. Non pretendo di essere davvero la donna della tua vita, non sogno figli e matrimoni, sognavo qualcuno che mi avesse saputo prendere, corpo e mente. Forse però sbaglio proprio qui, mi faccio prendere troppo e ora sono io a starci male, sono io che mi scervello per capire cos’è successo, sono io che mi faccio le seghe mentali ogni volta che sono da sola, sono io che spero di vederti in ogni macchina che passa. Perché è questa la verità: eri perfetto ai miei occhi, e a dirla tutta spero ancora che tu lo sia, che tu risponda almeno una volta e mi dica che cazzo è successo, che sia solo una cazzata, plausibile ma sempre una cazzata che non inciderà sul resto.

Ho qualcosa che non riesce a venire fuori, né parlando né piangendo; spiegami tu cos’è, tu che da un giorno all’altro sparisci e non mi rispondi. Tanto è facile fare così, no? Ma io ho sempre l’altro ruolo. Posso solo aspettare e sperare, distruggendo tutti i pensieri soffocati dal tuo, drogandomi di questa maledetta speranza che non mi ha mai portata da nessuna parte. E’ un’idea tua o ti hanno convinto? Dimmi, provi almeno un po’ di rimorso? La notte non ci pensi mai?

E qui sorgono i dubbi. Almeno all’inizio sei stato sincero? Sono stata io una deficiente che ci è cascata in pieno? O ti sei rincoglionito all’improvviso? Magari prima o poi questi interrogativi avranno una risposta. Ma è meglio che non ci speri troppo.

Instabile

Ho tante cose da dire, ma pochi concetti. Ho parole al vento, e promesse che… spariscono. Ho sensazioni contrastanti, so che dovrei solo stare zitta e tirare avanti: non sono malata, non ho cari malati, non ho avuto morti recenti. Però a volte devo sfogarmi, devo gridare le mie debolezze e le mie insoddisfazioni, e non posso farlo altrove che qui, dove posso urlare in pace senza che nessuno mi senta, senza dar fastidio a nessuno.

Le persone mi sfuggono, spariscono, svaniscono… e io non posso fare niente; l’unica cosa che mi rimane è raccattare i pezzi che raccolgo per strada, e anche se non sarà la stessa cosa devo farmi forza e riprovarci, perché non ho altro che quelli. O questo o la morte, e sto imparando sempre di più che non ho abbastanza motivi per disprezzare la vita.

Sono indietro. Sono indietro e non posso farci niente: le cose mi vengono date, io le assaporo e poi mi vengono tolte. Tutto qua, sempre la stessa monotonia, e sprazzi di luce che mostrano solo quanto sia buia la tua esistenza. A volte penso, mi guardo attorno e mi vedo agli estremi, vedo gente della mia età che è all’opposto; lì mi confondo, paraddossalmente c’è troppa differenza per carpirla e così non mi sento indietro, sento che a ognuno va come va. Però penso anche che se dovessi morire domani non sarei soddisfatta della mia vita. Non c’è paura, solo tanta frustazione.

Cerco di aiutare le persone e invece sbaglio sempre di più, e questi sbagli mi vengono rinfacciati nonostante tutti gli sforzi per riparare, nonostante tutte le mie convinzioni, tutte le volte che ho tenuto la testa bassa, tutte le volte che non dico le cose per non creare problemi, ma tanto neanche quello va bene. Non ho più la forza: di solito devo sempre chiarire tutto, devo dire tutti i miei pensieri per distendermi, anche se non serve a niente. Ora invece tengo per me le mie ragioni, e cerco solo di far sì che finisca tutto al più presto.

Il destino… ho paura che esista, perché per quanto ci provi, per quanto ti sforzi, cerchi, aspetti, sei prudente, ascolti, ti metti a nudo, poi tutto ti verrà portato via. Non esiste la felicità suprema. Ammiro le persone che sanno ridere di loro stesse, che sanno essere amabili ma rispettate, che si distinguono; io invece sono abbastanza bella per i pervertiti ma troppo cessa per tutti gli altri. Sono le beffe della vita: gente che si sfonda la figa e pensa solo a se stessa ma che ha tutto quello che desidera. Gente che si sforza di non piangere ma che sbaglia sempre. Gente che è insoddisfatta ma sta a guardare.

Vorrei trovare un po’ di coerenza, le parole non sono parole, sono giuramenti. Spero che prima o poi mi si sciolga questo nodo, come quando pensavo di essere la più fortunata del mondo e di aver trovato anch’io ciò che stavo cercando.