Ed è rabbia, rabbia che ti monta dentro per la cocente delusione, per tutte le speranze bruciate, per i mille film, perché quella finalmente sarebbe stata “la volta buona”. I silenzi non parlano, i silenzi urlano le differenze, strappano di dosso le convinzioni e i desideri, mostrano crudelmente la realtà.
Odio questa situazione, non è normale ma la figura della stupida assillante sentimentale e ingenua la faccio io. E pensare che una settimana fa mi chiamavi amore. Non pretendo di essere davvero la donna della tua vita, non sogno figli e matrimoni, sognavo qualcuno che mi avesse saputo prendere, corpo e mente. Forse però sbaglio proprio qui, mi faccio prendere troppo e ora sono io a starci male, sono io che mi scervello per capire cos’è successo, sono io che mi faccio le seghe mentali ogni volta che sono da sola, sono io che spero di vederti in ogni macchina che passa. Perché è questa la verità: eri perfetto ai miei occhi, e a dirla tutta spero ancora che tu lo sia, che tu risponda almeno una volta e mi dica che cazzo è successo, che sia solo una cazzata, plausibile ma sempre una cazzata che non inciderà sul resto.
Ho qualcosa che non riesce a venire fuori, né parlando né piangendo; spiegami tu cos’è, tu che da un giorno all’altro sparisci e non mi rispondi. Tanto è facile fare così, no? Ma io ho sempre l’altro ruolo. Posso solo aspettare e sperare, distruggendo tutti i pensieri soffocati dal tuo, drogandomi di questa maledetta speranza che non mi ha mai portata da nessuna parte. E’ un’idea tua o ti hanno convinto? Dimmi, provi almeno un po’ di rimorso? La notte non ci pensi mai?
E qui sorgono i dubbi. Almeno all’inizio sei stato sincero? Sono stata io una deficiente che ci è cascata in pieno? O ti sei rincoglionito all’improvviso? Magari prima o poi questi interrogativi avranno una risposta. Ma è meglio che non ci speri troppo.