Ci sono momenti in cui il mondo intero ci pare lontano. I pensieri vagano, si allontanano dalla realtà e raggiungono la dimensione della solitudine. Mi sembra come di ripegarmi su me stessa, di comprimermi all’infinito evitando ogni contatto. Mi accartoccio come si accartoccia una lattina vuota, come si appallottola un foglio di carta inutile. A volte, incosapevolmente, prendiamo le distanze da ciò che ci circonda.
La gente sa solo darti del depresso asociale; io penso ci sia di più. Molte volte non si cerca la solitudine, non la si vuole proprio, ma si è costretti dal difetto di forza che serve a mantenere delle relazioni. Si innesca un circolo vizioso: il distacco dal mondo, lento e silenzioso, mostra soltanto alla fine il risultato paradossalmente anormale per l’animale uomo. Pian piano, le persone vengono sostituite dalle cose: passioni nei casi fortunati, dipendenze negli altri. Si cercano emozioni in ciò che è privo di vita; la straordinaria conclusione è che se ne trovano anche. A quel punto giunge l’amaro pensiero, ovvero si realizza che queste emozioni sono causate da fonti fittizie e imparagonabili al calore umano: ci si sente esclusi, emarginati, seriamente consapevoli di non si sa quale profondo sentimento che gli altri non hanno la capacità di captare e comprendere, come dei martiri fieri del loro sacrificio che pensano di aver capito tutto dalla vita e sono convinti che nessuno possa dar sollievo al loro tormento, poiché gli altri sono ignobilmente indietro rispetto a loro. E qui ci si sbaglia: la vita non è di chi ha la forza di staccarsene. La vita è di coloro che la percepiscono dentro di loro fino ad ogni estremità.
La vita non è dei tormentati, dei pensatori ossessionati, di coloro che scelgono il dolore per mostrare con orgoglio la propria forza, quando non c’è bisogno di quel dolore. La vita è di chi sa quello che vuole, fosse solo di lì a un’ora. La vita appartiene a chi, nonostante tutto, riesce ad affrontare i problemi con energia: non dico col sorriso, ma con quello spirito infuso di passione e di forza.
Invece spesso la vita si crede sia dei deboli che, dato che non sanno aprire la porta e uscire, si rodono tra i loro patimenti interiori, convinti alla fine di essere i migliori per il solo fatto che affrontano la propria esistenza con una serietà funerea.